Sull'epoca dei cambiamenti

E su quanto siano importanti le nostre scelte, ora

Francesca Piersigilli, Lorenzo Fici

In data venerdì primo ottobre si è tenuto il convegno “Il pianeta che cambia, uno sguardo dall’alto”. Presso il museo nazionale scienza e tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, in occasione del PRECOP-26.
Fra i relatori presenti vi erano il direttore del museo, il presidente e alcuni dirigenti dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e dell’ESA (Europe Space Agency), l’astronauta Luca Parmitano e la professoressa del Politecnico di Milano Maria Antonia Brovelli.
I vari relatori sono intervenuti su temi di scottante attualità spiegando la prospettiva della crisi climatica vista dallo spazio e di come i satelliti possono essere formidabili strumenti per contrastarla. Questi dispositivi che orbitano costantemente sopra le nostre teste sono in grado di raccogliere una quantità inimmaginabile di dati. Inoltre, ci permettono di monitorare rotte, laghi, mari, coste. Successivamente, le informazioni vengono acquisite bilateralmente dallo spazio e dalla terra ed elaborate nel programma “Digital twin Earth” che permette di creare importanti modelli, non solo per valutare lo stato del pianeta nel momento presente, ma anche per fare delle previsioni. Grazie alle immagini scattate dall’astronauta Luca Parmitano dalla stazione spaziale si possono evidenziare diversi aspetti della crisi come gli incendi e il fumo prodotto, la deforestazione, l’urbanizzazione. Tuttavia, l’importante attività di monitoraggio non è sufficiente a fermare la crisi, è necessario che la politica sia al fianco della scienza. Anche i cittadini devono essere consapevoli ed è solo grazie ad un’importantissima opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che si riuscirà, attraverso la sommatoria di piccolissimi sforzi, a superare questa crisi. Viviamo nell’epoca dei cambiamenti: la digital transformation ha radicalmente modificato il nostro modo di vivere. In poco meno di vent’anni modelli culturali, sociali e politico-economici si sono adattati, insieme all’uomo, ad una nuova realtà in continua evoluzione, alimentata dal progresso e dai bisogni artificiali ormai fondamento della società.
Nonostante la velocità con cui la scienza stia trovando soluzioni per combattere la crisi climatica e la reale necessità dettata dalla mancanza di tempo, il mondo non sta ottenendo i risultati promessi dall’avanzare del progresso scientifico.
Perché la transizione ecologica ritarda? Che cosa rema contro?
La disinformazione, oggi in antitesi con l’iperinformazione e la costante connessione alla realtà digitale, rappresenta una delle più importanti cause della frenata conversione ad uno stile di vita più sostenibile.
La diffusa ignoranza sul cambiamento climatico è disseminata in maniera organizzata attraverso reti finanziate dalle multinazionali, nello specifico del settore dei combustibili fossili. Da anni ormai, la politica è assoggettata agli interessi dell’economia e impedisce una piena consapevolizzazione del cittadino verso le necessità ambientali.
Le radicate abitudini consumistiche che si protraggono da quasi un secolo nel nostro stile di vita permettono alla politica di sorvolare su un argomento di tale importanza per perseguire i propri interessi economici. In un mondo in cui comprare è pratica quotidiana e la produzione è essenzialmente di massa diventa quindi una vera impresa trasformare da un lato abitudini di vita per il cittadino e dall’altro tecnologie e metodi produttivi per le aziende.
L’umanità è intrappolata in questo circolo vizioso; il primo vero passo per fermare il nascere di una domanda sempre più incentivata dall’offerta deve venire da ciascuno di noi e in concomitanza con i detentori dell’economia: politici e multinazionali.
Per superare questa crisi non ci è però concesso tempo illimitato: ci ritroviamo di fronte ad una urgente necessità di agire. Il tempo è caratterizzato dall’irreversibilità delle vicende umane e dal ricorrere degli eventi astronomici. A causa dell’antropizzazione, l’impatto dell’uomo sull’ambiente sta distruggendo la naturale ciclicità del tempo (da sempre il mondo è passato da ere glaciali a periodi di surriscaldamento globale) e la crisi ambientale sta per diventare incontrollabile. Avanzando a questo ritmo, la data in cui questo processo raggiungerà il punto di non ritorno è calcolata al 2030. La quantità di risorse consumate sulla terra annualmente deve essere tale da consentire la rigenerazione di esse per lasciare che le generazioni future possano fruirne. Il nostro consumo supera di molto la soglia massima permessa: l’Overshoot day è la data in cui annualmente superiamo questo limite. Negli anni ‘70 ancora consumavamo meno di quanto producesse la terra, nel 2021 l’Earth Overshoot day è caduto il 29 luglio. Si può stimare che procedendo di questo passo intorno al 2050 l’umanità consumerà ben il doppio di quanto la Terra produca.
Se l’impossibilità di tornare indietro è così imminente perché ancora non si cambia rotta? Che cosa spinge l’uomo ad agire in questo modo? E’ davvero il denaro il motore dei meccanismi umani?
Il futuro del mondo non può dover dipendere dall’egoismo delle nostre decisioni e se non sfrutteremo ora la facoltà di scelta che abbiamo ci ritroveremo presto in un mondo nel quale scegliere non sarà più possibile.

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