Sator opera Tenet arepo rotas

Regia palindroma di Christopher Nolan: l’inizio è la fine

Sara e Francesca Piersigilli

Sara e Francesca Piersigilli

(Per una migliore comprensione si veda il film prima e/o dopo la lettura)

Il quadrato di Sator è un’antica iscrizione latina a cui ancora non si è riusciti ad attribuire un significato chiaro, innumerevoli sono le sue interpretazioni, anche inconciliabili tra loro. 

Se in Latino Sator significa seminatore, creatore e padre, nel film il personaggio è padre, distruttore e falce. E’ figlio delle rovine della città fantasma Stalk-12, che segna tanto la sua ascesa quanto il suo declino: una promessa di successo che richiede come pegno la vita stessa. Il cancro causato dalla radiazione è il detonatore di una bomba letale: se non può prevalere sulla propria morte, che l’umanità lo accompagni nella tomba.

Un antagonista spietato ed incomprensibile, che umanamente ed ironicamente deve fare i conti con un destino comune e intransigente: la malattia.

Opera.

L’Opera di Kiev presa d’assalto apre il film in medias res, un cameo veloce, subito prima dell’esplosione di una bomba. L’operazione in cui già da subito le forze di Sator e del Protagonista si scontrano, è solo un lato della tenaglia temporale che come una morsa stringe l’intero film. Pochi frames ed ha inizio la missione: Tenet, fulcro del film attorno a cui tutto ruota. Ed è proprio questo ruotare che muove gli ingranaggi di un disegno più ampio in cui prende forma l’inversione temporale che permette ai personaggi di muoversi tra spazio e tempo. Passato presente e futuro si intrecciano, scambiandosi ruolo, incontrandosi nel mezzo di un nuovo destino che non ha più nulla di certo.

La quarta parola ha etimologia sfocata nel quadrato magico come nella realtà di Tenet: Thomas Arepo è un personaggio enigmatico che non ci è consentito conoscere, molteplici le supposizioni che è possibile fare sulla sua identità, che sia il Protagonista o Sator stesso?

Non è nessuno se non un nome che aleggia sulla rovina di Kat, prigioniera di un quadro di Goya, falso.

La legge del contrappasso sembra avere grande successo nelle dinamiche del film. 

Sator consacra la sua vita al Plutonio, si arricchisce con le stesse mani che segneranno la sua rovina; Kat è una gallerista d’arte, legata ad una tela da cui è stata tradita. Il ruolo del protagonista sembra essere ben delineato, assume tutti i tratti distintivi che la figura richiede, se non fosse che non ha nome. Se Arepo ha nome e cognome ma nessuna identità, lui completa la palindromia, artefice di un’opera che non potrà mai essere firmata.

Ad aiutarlo Neil consigliere muto e fedele, compagno in un gioco nel quale “mentire è la procedura standard” e “la regola è occultare”.

Nel mondo crepuscolare di Tenet, il vero potere è di chi domina il tempo: la R.O.T.A.S, società fondata da Sator, cela tra i suoi freeport internazionali un canale di inversione. Tra i tornelli Nolan si muove prestigiosamente e il tempo che tanto ha rincorso e modellato nel suo percorso cinematografico prende vita nel grande schermo. Si alternano riprese su rullini invertiti e normali, le scene acquisiscono significato non nella recitazione del momento, ma nelle pellicole immortali.

“Nei film che ho fatto ho provato ad afferrare ciò che nella maggior parte dei film è una sottigliezza. È lì (il tempo) ma il pubblico non ne è particolarmente conscio. Ho provato a prenderlo e usarlo per lo strumento che è perchè penso che sia unico nell’arte cinematografica. L’idea che possiamo andare nello stesso cinema e guardare lo stesso schermo per lo stesso tempo e vedere qualcosa che copre ore o altro per cui passano dei millenni, e ci va bene così. Il cinema ha questa stupefacente capacità di cambiare e manipolare come la gente si senta rispetto al tempo mentre vede un film” (Christopher Nolan per AP).

Nolan accompagna il protagonista che confuso tanto quanto lo spettatore segue il proprio destino in una danza catartica che si gioca tra la vita e la morte.

La lettura bustrofedica del quadrato di Sator fornisce la seguente traduzione: “Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino”. I seminatori siamo noi, il tribunale è il tempo o un Dio che non ci abbandona.E’ andata come è andata. E’ un’espressione di fiducia nella meccanica del mondo, non una scusa per non far niente.” 

Che il tempo fluisca, senza scendere a compromessi, nè con il futuro, nè con la dinamicità del presente. Allo spettatore tanto quanto al Protagonista è chiesto di fare un atto di fede, lo stesso che accompagna i personaggi nolaniani nelle loro missioni.

Non cercare di capirlo, sentilo.

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