Avvelenamento della democrazia

La vicenda Navalny:

Alessandro Amici

Alessandro Amici

Le proteste non si fermano. In Russia, nelle scorse settimane circa 40 mila persone secondo le stime di Reuters – agenzia di stampa britannica – sono scese in Piazza Pushkin, a Mosca, vicino alla sede del governo, per protestare. Come risposta a manifestazioni di tale portata, le forze dell’ordine hanno eseguito più di un migliaio di arresti e caricato la folla, che ha risposto ironicamente lanciando palle di neve.
Queste ribellioni contro il governo, che oramai da diversi mesi muovono gli animi della popolazione cirillica, sembrano nascere dai recenti eventi che coinvolgono il principale oppositore del presidente Russo Putin, Alexei Anatolievich Navalny, attivista politico di origini ucraine del partito Russia del Futuro¹.

L’avvicinamento dei due leader iniziò quando Navalny salì a capo di “Russia del Futuro” e si rivelò da subito una valida spina nel fianco per il presidente russo, pur non avendo un vasto consenso.

Sicuramente la rivalità non deve essere vista come “Il Buono” contro “Il cattivo”, tanto che persino  Navalny sovranista dichiarato sogna di far tornare l’Ucraina e la Bielorussia sotto il controllo Russo, ma come la sfida tra due Leader politici che hanno un consenso popolare imparagonabile.
Il 20 Agosto 2020, dopo aver avvertito forti dolori addominali, Alexei costrinse l’aereo sul quale viaggiava per arrivare a Mosca ad un atterraggio di emergenza e dopo poche ore finì in coma. Il giorno successivo la portavoce di Navalny, Kira Yarmysh, sostenuta dalla famiglia del malato, chiese agli stati europei che il proprio capo fosse portato in un’altra nazione per tutelarne la salute, sospettando che i dolori del giorno prima fossero dovuti ad un tentativo di avvelenamento. La risposta non tardò ad arrivare, infatti il giorno stesso un aereo proveniente dalla Germania atterrò vicino all’ospedale per prelevare Alexei. Dopo una prima opposizione da parte del corpo medico russo che riteneva instabili le condizioni del paziente, grazie alle insistenti richieste di Yarmysh, il 22 Agosto Navalny fu trasportato nello stato Tedesco. Dopo alcuni mesi, il leader riuscì a recuperare a pieno le forze e, lontano dal suo paese natale, iniziò a cercare una spiegazione di ciò che era avvenuto. La determinazione di Navalny e l’evidente coinvolgimento dello stato russo, generò un importantissimo caso mediatico che fece scendere in campo le principali testate giornalistiche.
Il 14 dicembre fu pubblicata un’indagine congiunta di “The Insider”²  e “CNN”³ su agenti del FSB, Il Servizio Federale per la sicurezza della Federazione Russa, coinvolti nell’avvelenamento di Navalny. L’indagine si focalizzò su un’unità speciale dell’FSB specializzata in sostanze chimiche e gli investigatori dei giornali rintracciarono membri dell’unità coinvolti nell’avvelenamento del Leader dell’opposizione russa, utilizzando dati di telecomunicazioni e di viaggio.
Secondo le indagini, Navalny fu sorvegliato da un gruppo di agenti dell’unità per molti anni. Il “The Insider” e la “CNN” in seguito alle indagini non esclusero nemmeno precedenti tentativi di avvelenamento. Prima della  pubblicazione dei risultati dell’analisi, Navalny, in un video da lui pubblicato sui social, telefonò a Konstantin Kudryavtsev, uno degli agenti dell’FSB coinvolti, presentandosi come funzionario dell’esercito russo e chiedendo dettagli sul perché il tentato avvelenamento fosse fallito. Kudryavtsev disse che il veleno fu applicato nelle cuciture delle mutande mentre Alexei si trovava in hotel, ma che non era stato assorbito in modo sufficientemente veloce da risultare letale.

Nonostante le prove schiaccianti, il Governo e Vladimir Putin si dichiararono sempre estranei alla vicenda.
Alexei Navalny  nonostante fosse chiaramente un nemico del Cremlino, il 17 Gennaio 2021 fece ritorno in Russia, consapevole del fatto che sarebbe stato arrestato, poiché nei 5 mesi di esilio a Berlino, non aveva rispettato i termini della libertà vigilata impostagli dal Servizio Penitenziario Russo legati ad una vecchia sentenza sospesa.
Ciò lo condusse in prigione a scontare una pena di tre anni.

Dal 20 Agosto in Russia sono iniziate molte rivolte. Il popolo manifesta perché non si sente libero in uno stato libero. Non per sostenere le idee politiche, a volte estremiste, di Alexei Navalny, ma per protestare contro la durissima opposizione che silenziosamente Putin ha compiuto nei confronti dei poteri che lo hanno minacciato.
Sembra strano che solo ora, dopo venti anni di governo da parte di Putin, il popolo russo si sia deciso a scendere così coeso in piazza. 

Un aiuto alla comprensione di questa presa di posizione apparentemente tardiva arriva attraverso un articolo del quotidiano  cirillico online “Meduza” che offre una riflessione sul significato che i russi hanno tradizionalmente dato all’idea di libertà. La politica del Cremlino, fin dagli albori (non solo con Putin), ha prediletto una linea governativa che concede ai propri cittadini solamente una ”libertà politica”, definita con “volnost” e ha preferito che la libertà non trovasse altre forme di espressione,  ad esempio il celebre motto francese “Liberté Egalité Fraternité” una volta arrivato in Russia, inizialmente vide il suo primo termine tradotto con “volnost”, togliendo tutta la concezione spirituale che il motto inizialmente aveva.
Nonostante questa impronta che il governo voleva dare, il popolo fu educato ed imparò il senso ascetico della libertà ( in cirillico “svoboda”), ben conosciuto da noi occidentali, grazie alla letteratura e alla religione. Questa espressione tardò ad arrivare nel parlato politico, ma in breve dominò i discorsi del governo, un cambiamento solo di facciata dato che la linea di azione rimase la stessa.
Ciò che oggi il popolo chiede, ben rappresentato dalla decisione di Navalny di tornare in patria nonostante fosse consapevole del suo futuro “dietro le sbarre”, è che la libertà dello spirito non entri solo nel parlato politico, ma che diventi un principio fondamentale dello stato.
Perché solo quando una certa idea diventa valore centrale, assume anche una funzione organizzatrice della vita pubblica.

In questi giorni Putin ha modificato la Costituzione Russa con leggi che gli permetterebbero di essere rieletto fino al 2036. Mentre queste manovre venivano approvate dalla maggioranza della classe politica russa Alexei Navalny veniva trasferito in ospedale a causa di un’alta febbre e di problemi respiratori che potrebbero essere sintomi di Tubercolosi o di Covid.

¹ Insieme a Boris Nemcov, morto assassinato nel febbraio 2015, è anche presidente di Coalizione Democratica (che unisce Russia del Futuro, RPR-Parnas e Scelta Civica)

² The insider è un quotidiano online russo indipendente specializzato in giornalismo investigativo, verifica dei fatti e analisi politica

³ La CNN, acronimo di Cable News Network, è un’emittente televisiva statunitense all-news

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