Fare la differenza... in università

Sei mesi di rappresentanza

Illustrazione di Giovanni Giunchi

In questo periodo ricco di moti, di rivoluzioni, di tentativi volti a “fare la differenza”, ovunque nel mondo, noi studenti ci interroghiamo su cosa significhi prendersi cura del posto in cui ci troviamo cioè l’università: il Politecnico. Come è possibile e cosa significa veramente “fare la differenza”?

Per me è significato non rimanere inerme davanti alle provocazioni che mi sono arrivate durante i primi anni di università e muovermi, decidere di interessarmi e di candidarmi al Consiglio di Amministrazione del Poli.

Sono stato provocato dalle cose belle come da quelle che vedevo non andar bene ed anche dall’osservare come i miei amici rappresentanti stavano crescendo mettendosi in gioco apportando le loro idee.

Da quando sono in CdA ho scoperto che la possibilità di incidere non è data dal ruolo in sé, dalla posizione che uno occupa, ma che grazie a quella posizione si può incidere veramente solo se ci si gioca nel rapporto con gli altri, andando a fondo dei legami che si creano. Il “potere” non come una coercizione, ma come opportunità di confrontarsi e di poter allargare la propria visione delle cose per poi comprendere anche meglio la propria posizione, in modo tale da essere poi più incisivi nei rapporti quotidiani. Molto semplicemente, oggi mi sento libero di giudicare positivamente o negativamente una proposta del Rettore, di un docente, delle altre liste o di un dirigente, grazie alla stima reciproca e al rapporto che si è creato con molti di loro. Questa ricchezza di rapporto è importante perché è una possibilità di crescita, con l’obiettivo sempre di superarsi, di “superare i confini” come ha detto l’astronauta Luca Parmitano a noi studenti durante l’inaugurazione di questo anno accademico. Allora ecco che vale la pena discutere due o tre ore intere su come avere più spazi studio in università, sul come destinare fondi agli studenti più meritevoli e cosa significhi “studente meritevole” o su quando debbano essere fissati gli esami durante le sessioni. Da questi rapporti costruttivi possono nascere idee coraggiose e soprattutto “l’ottimismo per progettare il futuro”, di cui parlava il Magnifico Rettore Ferruccio Resta durante l’inaugurazione dello scorso 5 novembre.

La differenza che ne consegue è sentirmi a casa anche quando sono in università dove, spianando la strada ad ogni occasione di rapporto, si tende al bene comune, a nuovi percorsi possibili di crescita individuale, culturale e sociale, valorizzando noi stessi e l’università.

É con questa coscienza che mi trovo oggi a lavorare negli organi del Politecnico insieme a tanti amici di Lista Aperta e delle altre liste, collaborando con molte associazioni e realtà di studenti che vivono intensamente il loro stare in università. É questa la coscienza che mi fa intervenire in Consiglio di Amministrazione dopo aver preparato quella seduta insieme a professori, studenti e personale amministrativo.

É questa la ragione per cui ogni anno invitiamo il Rettore del Politecnico alla Sagra della Matricola – una serata in università per accogliere i nuovi arrivati – che quest’anno ha deciso di fermarsi a cena a mangiare polenta e spezzatino al tavolo con gli studenti del primo anno.

Ecco dunque cosa significa per me “fare la differenza” nel luogo in cui sono: stare seriamente davanti a ciò che ho di fronte, cominciando dallo studio e dal mio compagno di banco a lezione.

Nelle pagine seguenti raccontiamo di alcuni dei temi su cui stiamo lavorando in questo periodo e alcune delle conquiste ottenute con Lista Aperta, ma anche dell’“accoglienza matricole” che anche quest’anno abbiamo organizzato con degli amici.

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