Cosa rende la vita, vita?

Uno sguardo al Campus by Night di Bologna

Federica Valtorta, Isaac Young

Questa è la forte provocazione che ha riecheggiato e dato forma al Campus by Night, un evento denso di incontri, domande, testimonianze, storie di vita, organizzato dagli universitari dell’associazione studentesca “Student Office” dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, in collaborazione con The Crew e che si è svolto dal 7 al 9 ottobre. A questa domanda gli organizzatori del Campus, un gruppo di studenti di varie facoltà, hanno provato a dare risposta, si sono messi alla ricerca di un significato dia ciò che viviamo quotidianamente.

Nel mondo, molte situazioni ci parlano di come spesso la vita sappia essere dura: come quella di un giovane di sedici anni, fratello di una mia compagna di classe, che per andare a scuola ogni giorno era costretto a guadare un fiume. La sua vita è stata spezzata.

Non è vita neppure se abiti in un Paese dove non è possibile esprimere un proprio pensiero in modo libero, o dove ci sono guerre e povertà. A volte però sembra che non basti neanche avere la libertà, la pace e un generale benessere; lo testimonia il fatto che nel nostro Paese, dove i diritti primari sono garantiti, vi è un aumento del malessere esistenziale. Parlano i dati stessi che hanno subito un’impennata a seguito delle restrizioni Covid e hanno messo in luce quanto tutti noi abbiamo bisogno di relazionarci con gli altri, di stare in compagnia, perché da soli non bastiamo a noi stessi. È allarmante che più del 20% dei giovani non parli con nessuno del suo stato d’animo. Gli aggettivi che più ricorrono sono stanchezza, incertezza, preoccupazione e apatia. Più del 60% ha difficoltà a concentrarsi, ad imparare cose nuove nonché a socializzare e ritiene che sia più facile rendersi invisibile durante le lezioni.

Di fronte a tutto ciò possiamo rimanere indifferenti? Dove si può riporre la speranza?
Il Campus By Night di Bologna ha proprio messo al centro l’esigenza di trovare un significato, in un periodo caratterizzato da senso di incertezza e di paura. Esso è dato dal valore non di ciò che fai ma di ciò che sei. In una mostra del Campus però, sono rimasta colpita da una prospettiva diversa rispetto a ciò che rende la vita vita: la storia di molte donne dell’Uganda, vittime di violenza, ammalate ed emarginate da tutti. Quando si sono sentite amate per come erano, la loro vita è cambiata in modo sconvolgente: non sono diventate ricche, hanno continuato a spaccare pietre tutto il giorno per pochi centesimi ma il loro sguardo è cambiato perché hanno capito che avevano un valore. A loro volta sono state capaci di amare tanto da offrire il loro lavoro per aiutare i terremotati in Italia, proprio perché riconoscevano in quella sofferenza la loro sofferenza, che era stata abbracciata da volontari italiani. A partire da quello sguardo ricevuto è nata in loro una grande consapevolezza del valore che avevano in quanto donne, non erano “i rifiuti” del mondo e potevano fare qualcosa di buono, nulla era perduto.

Allora cosa rende la vita vita? E per te, che cosa rende la tua vita Vita?
Senza dubbio non il successo o l’essere vincenti. Forse c’è bisogno di apprezzare la densità di ogni istante, senza paura di essere se stessi perché il vero dramma dei giovani oggi è non riconoscerne il valore di ciò che vivono.

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