Siamo nati e non moriremo mai più

Un libro che genera vita

Riccardo Tessaroli, Francesca Marson, Filippo Alongi

In sintesi estrema di cosa parla il libro?
Chiara Corbella nasce nel 1984 e muore di tumore nel giugno 2012 all’età di 28 anni. Nel settembre 2008 sposa Enrico Petrillo e insieme vogliono creare una famiglia. Chiara rimane incinta di Maria Grazia Letizia e in seguito di Davide Giovanni, entrambi morti alla nascita a causa di malformazioni molto gravi. Durante una terza gravidanza scopre di avere un tumore alla lingua, ma decide di rimandare le cure per permettere a Francesco di nascere senza ricorrere ad un parto prematuro. Un anno dopo, la malattia ha il sopravvento e Chiara muore.

Perché leggerlo?
La storia di Chiara richiama un dramma come altri, se non fosse per la letizia che costantemente accompagna la sua storia. Ciò che ci colpisce maggiormente è come la lettura abbia impattato sulle nostre esperienze, intaccando in ognuno un aspetto diverso e, in ultima istanza, generando in noi una coscienza rinnovata. È una lettura indubbiamente intrisa di fede ma, per il carattere universale dei contenuti, è rivolta a chiunque. Da qui nasce l’incontenibile esigenza di condividere.
Tex
Sarò molto schietto, a me questo libro sta cambiando la vita. Nelle settimane successive alla lettura qualcosa in me è cambiato: ho iniziato a non dare per scontato nulla di quello che mi accadeva, a partire dai semplici dialoghi con gli amici. Avendo visto come Chiara è stata di fronte alla sua malattia, ho iniziato a vivere più intensamente anche le fatiche, come lo studio o i problemi quotidiani, accettandole e non sentendole solo come un peso, ma come parte di un cammino. Tanto che alla sera arrivo a poter dire “oggi è stata una bella giornata”, nonostante i problemi non manchino. Sto imparando giorno dopo giorno a fare mio quello che nel libro viene descritto come: vivere la vita come un dono di Dio. Questo modo di vedere la realtà non mi toglie nessun peso che la vita mi mette davanti, anzi, ogni cosa che mi capita non passa inosservata e quindi, se una giornata scivola via senza che me ne accorga, arrivo a sera con un sentimento di incompletezza. È da questo sentimento che riparto per vivere a pieno le giornate, cerco di guardare con gli occhi di un bambino ogni momento che capita. Anche una pausa caffè con un amico, se vissuta con questa tensione, può cambiare il giudizio di una giornata. Leggere questo libro ti mette nella posizione di poter solo ringraziare per tutto ciò che accade, anche per i momenti difficili. Ti fa accorgere di come siano proprio i momenti complicati quelli dai quali possono nascere le cose più belle.

Alo
Sfoglio l’ultima pagina, sollevo lo sguardo dal libro e percepisco una stretta al cuore. Per un istante non penso a nulla, c’è solo silenzio intorno a me. Sono sul divano del mio appartamento e sto attendendo i miei coinquilini per cenare tutti insieme. Nella convivenza con loro mi sento a casa, in un luogo familiare e di grande respiro. Eppure, mi investe un pensiero preciso e lucido: voglio vivere un rapporto così anche con i miei compagni di appartamento. Un rapporto come quello tra Chiara ed Enrico. Ma che razza di nesso si cela tra la nostra amicizia e due sposi? Mi colpisce. Il momento raro di commozione davanti a una pagina scritta è una bella soddisfazione e quando l’inchiostro inizia a parlare di te è un piccolo prodigio. Ma questa volta accade molto di più. Mi sarei aspettato una forte immedesimazione e commozione, il desiderio di vivere un matrimonio simile, oppure di affrontare la morte con lo stesso coraggio. Accade molto di più. Per un istante desidero vivere il mio presente con tutto me stesso, guardo i miei coinquilini che nel frattempo fanno irruzione in casa e percepisco la necessità di mettere a tema tutto, partendo da quello che ho appena letto. Non voglio parlare del libro, voglio parlare di noi. Il punto è che non voglio nemmeno parlare di noi, ma voglio rilanciarli su un livello di convivenza ancora più elevato. E così mi riscopro totalmente immerso nel mio presente e in azione con uno scarto incolmabile rispetto alla pretesa di umanità che mi trovavo addosso prima di questo momento.
Qualche giorno prima sono sul treno di ritorno a casa. Torno esclusivamente perché la mia famiglia necessita della mia presenza, nonostante vorrei rimanere a Milano dove ho trovato dei volti che in questo momento rappresentano una casa in costruzione. Non vorrei tornare. L’aria è asfissiante e c’è odore. Fa caldo, ma fuori le temperature sono rigide ed è sera. Le prime volte sembra insopportabile, ma poi ti ci abitui ai treni. Leggo alcune frasi del libro e rimango scosso. Lo chiudo con una strana tenerezza, a tratti amara. ‘’Non sono libero’’. E’ un giudizio duro e tagliente, ma al contempo estremamente leale. E forse proprio questa lealtà addolcisce la mia intransigenza verso me stesso. Alzo lo sguardo e tra gli occhi dei pendolari esausti dalla giornata lavorativa mi perdo tra i campi della Bassa bergamasca. Il profumo dei campi, sono a casa. Lo stridio delle rotaie mi comunica la destinazione e scendo attraversando i binari della vecchia ferrovia. Appena prima di aprire la porta di casa cerco di scrollarmi quel rinnovato impeto di bene che mi ritrovo addosso, inedito. Non riesco. A tratti una voragine, non mi riconosco, perché improvvisamente ho un estremo bisogno dei miei genitori e accolgo con adesione rinnovata l’invito ad essere lì dove sono? La mia umanità nella sua totalità è improvvisamente implicata. Incrocio mia nonna affetta da Alzheimer e dopo circa la quinta volta che mi chiede che cosa studio mi invento qualche dettaglio stravagante in modo da farla pensare e risparmiandole l’imbarazzo nel realizzare che mi sta ripetendo la stessa domanda una volta di troppo. Incrocio poi i miei genitori e non c’è bisogno di parlare troppo. Loro un figlio lo riconoscono da come gira le chiavi nella toppa della porta e il solo tintinnio del metallo ripaga della assenza durante la settimana. Ma oggi sono io che guardo loro così e il rapporto si sbilancia. Una madre darebbe la vita per il figlio, ma cosa permette al figlio di dare la vita per la madre? La storia di Chiara non è una storia di buonismo o condotta morale perfetta. La storia di Chiara è una storia di Amore e leggere il libro è un modo molto misterioso per attingere dalla stessa fonte, tanto da scombinare i criteri dell’umano. Un rilancio sul presente è per me la prova tangibile e irriducibile di una rivoluzione umana che deve essere indagata. Chi è questa Chiara?

Franci
“Senza Dio tutto diventa un caos ma con Dio puoi vedere la sofferenza come un invito a ballare e se inizi a ballare ti accorgi che sì, la sofferenza c’è ma c’è anche tanta gioia”.
Questa citazione sintetizza il motivo per cui il libro mi ha colpito così tanto. Per me, che faccio molta fatica a non prendere le difficoltà che ho davanti come sfortune enormi, è stata una sorpresa leggerlo. Inoltre, sull’esempio di Chiara che si dona tutta agli altri, mi sto scoprendo anch’io più aperta, attenta e viva.
Oggi a lezione mi sono ritrovata a richiamare un mio amico all’attenzione mentre si stava distraendo al cellulare: è un gesto semplice, ma che in passato non avrei fatto con la stessa naturalezza. Avevo la consapevolezza di averlo fatto perché ci tengo al suo bene. In altri momenti invece mi sono vista più attenta nei confronti delle mie coinquiline, ho capito che mi sta a cuore la loro felicità . O ancora ho realizzato quanto sono affezionata ad un’amica, con cui mi sono trovata a parlare in un momento del tutto casuale e ho scoperto che stiamo affrontando una fatica molto simile. E infine mi ha sorpreso la sincerità con cui Alo, Tex ed io, fino ad ora semplici conoscenti, ci siamo sentiti liberi di raccontarci di noi nel lavorare su questo articolo. Ora ho il desiderio di seguire sempre di più la strada che Chiara mi ha indicato.

Perché vale la pena leggere il libro?
L’invito a prendere nuovamente sul serio questa domanda è un invito consapevole del fatto che il nucleo centrale di ciò che ci è accaduto risiede lì. Come noi abbiamo bisogno di tornare a nutrirci di un confronto personale con il libro, auguriamo anche a te di poter assistere a uno spettacolo simile partendo proprio da lì. E magari, un giorno, avrai voglia di condividerlo con noi.

‘’Se starai amando veramente te ne accorgerai dal fatto che nulla ti appartiene veramente perché tutto è un dono.’’
[Lettera a Francesco]

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