Molto più di un incentivo

Ecobonus, la crescita e il miglioramento delle città

Issa Tallawi

Issa Tallawi

Tempo di lettura 4 min

Da molto tempo ormai siamo focalizzati sul climate change, il buco dell’ozono ha raggiunto  dimensioni gigantesche e il nostro clima ne sta fortemente risentendo. Per anni si è trascurato il fatto che gran parte delle emissioni provenisse proprio dalle nostre case, ma adesso finalmente lo Stato concede un aiuto per provvedere a questa mancanza.

Le nuove auto ibride ed elettriche attualmente in uso non sono sufficienti perché oltre ad essere una soluzione poco utilizzata, contrastano solo il 15% delle emissioni di CO2! Invece il “decreto rilancio” (D.L. 34/2020 del 19 maggio 2020), appena approvato, consente di generare un credito fiscale per intervenire sugli edifici  con il SUPERBONUS al 110%, il quale può essere usato per pagare interamente la loro riqualificazione energetica rendendoli a basso impatto ambientale. Attraverso la gestione completa del progetto di riqualificazione, con un isolamento a cappotto, il cambiamento dei serramenti, la sostituzione della caldaia e l’aggiunta di pannelli fotovoltaici, sarà possibile ottenere un’abitazione certificata “ZEB” (Zero Energy Building – Edificio a Zero Energia) o NZEB nella maggior parte dei casi (Near Zero Energy Building ), confortevole, efficiente e certificata fino alla CLASSE A, senza pagare nulla. Il risparmio è veramente consistente, dal 50% al 80 % dei consumi energetici attuali, pari a circa 100/150 euro al mese.

Fino a quando è possibile usufruire di questa opportunità?

L’occasione è vantaggiosa ma limitata nel tempo. Ad oggi, il 31 dicembre 2021 è il termine ultimo che il decreto impone per la trasformazione dei diversi edifici in edifici del futuro, anche se ultimamente si sta  discutendo di estendere il periodo dell’incentivo. Se il numero di costruzioni futuristiche dovesse aumentare, l’investimento potrebbe crescere e sfociare nelle moderne smart cities. Inoltre, il bonus prevede interventi extra come batterie di accumulo o colonne di ricarica, utili per abbattere gli sprechi e creare città più intelligenti. 

Di smart cities si sente parlare spesso, ma si sa ben poco sulle loro potenzialità. Un esempio ne è Dubai che, nel 2023, sarà come uscita da un film di fantascienza, con il 25% degli edifici costruiti con stampanti 3D, il 25% del trasporto cittadino a guida autonoma e centinaia di stazioni artificiali che utilizzano l’energia solare per fornire alla città wi-fi gratuito, informazioni logistiche e torrette di ricarica per i device.

Ma che cosa vuol dire smart cities? Cosa vuol dire essere la città del futuro?

Smart City è ora un termine alla moda e, anche se a volte viene utilizzato impropriamente come leva di marketing da aziende e amministrazioni locali, si riferisce all’ideale collettivo di città del futuro. Una smart city è un’area urbana in cui, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali e, più in generale, all’innovazione tecnologica, è possibile ottimizzare e migliorare le infrastrutture e i servizi ai cittadini rendendoli più efficienti.

La novità parte quindi da una trasformazione digitale e dall’utilizzo della tecnologia IoT  (Internet of Things) nelle diverse sfere della Pubblica Amministrazione come trasporti pubblici e mobilità – con tram e metro completamente autonome e con energia prodotta  dallo spostamento dell’aria o dall’energia solare. Sarà possibile rivoluzionare la gestione e distribuzione dell’energia,  ed anche la sicurezza urbana, ad esempio valorizzando e illuminando aree pubbliche e pedonali  poco visibili. L’IoT potrà essere utilizzato inoltre nella gestione e nel monitoraggio ambientale, nella gestione dei rifiuti (automatizzata, e ritirata con mezzi completamente elettrici), nella manutenzione e ottimizzazione degli edifici pubblici come scuole, ospedali, musei ecc., nei sistemi di comunicazione e informazione e altri servizi di pubblica utilità. Nei prossimi anni avremo la possibilità di avvicinarci a queste new towns: grazie agli ecoincentivi che tutti i cittadini avranno, potremo iniziare a risparmiare energia termica ed elettrica, producendola e accumulandola nelle batterie per poi usarla quando necessario, e perché no, condividerla con il palazzo di fronte, al posto di venderla alla rete nazionale che si occupa di distribuirla. 

Vi starete domandando: perché dare dell’energia agli abitanti del palazzo di fianco?

Il trasporto della corrente elettrica oltre che un costo è uno spreco, viene consumato in media il doppio di quanto richiesto realmente perché le centrali elettriche sono molto lontane dalla città. Grazie alla condivisione, il percorso sarebbe ridotto ad uno spostamento di pochi metri, evitando il passaggio attraverso la centrale.

L’ecobonus, permette a tutti i cittadini di migliorare la propria qualità di vita, ma risulta molto vantaggioso anche per tutte le imprese che collaborano nei vari progetti, perché i limiti incentivabili, ovvero il rimborso delle spese, sono veramente molto ampi e questo permette di operare in tranquillità, sicuri di avere un guadagno, andando così a migliorare le qualità delle lavorazioni.

Concedetemi un’ultima riflessione su questo punto: è la prima volta che in Italia vengono sostenute così tanto le imprese, dagli studi di progettazione (finalmente gli architetti troveranno lavoro) alle aziende, facendole lavorare maggiormente. Quello che mi auguro, oltre all’estensione di questo periodo, è che si possano creare delle nuove reti tra imprese, un team di collaborazione tra studi di progettazioni (ad esempio quelle che si occupano del cappotto, con i serramentisti e gli specialisti nel sistema fotovoltaico) in quanto porterebbe ad avere gruppi di lavoro uniti e capaci, che potrebbero continuare a lavorare insieme e migliorare la qualità abitativa Italiana.

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