Lezione

Libertà di studente e docente

Gloria Lopiano

Gloria Lopiano

Tempo di lettura 2 min

È evidente che seguire lezione in aula con il conforto della presenza di qualcuno che mi ha in mente, e magari non sta capendo nulla proprio come me, mi rende meno sola e rende il contesto meno pesante. Il periodo universitario è un tempo di crescita in ogni ambito, sia umano e relazionale che didattico, è un periodo di formazione sia per il mondo del lavoro che per diventare presenze adulte e responsabili all’interno della società. A questo proposito, non mi sono potuta non incuriosire dell’attuale situazione della mia università. Come si svolgerà la didattica? E’ vero che studenti e docenti hanno bisogno di conoscersi e lavorare assieme perché l’ateneo funzioni oppure si può proseguire bene con nuove modalità più pratiche? Come già accennavo prima, l’aspetto sociale offerto dalla presenza è sicuramente prioritario per la maggior parte degli studenti in quanto giovani pieni di energie e curiosità da investire nelle relazioni con compagni di corso, ma cosa ne pensano coloro che sono in università perché ci lavorano? Spesso le enormi aule del Politecnico con centinaia di studenti al loro interno mi hanno fatto sentire la figura del professore come qualcosa di molto distante, come una persona che puoi capire ma non conoscere. Forse così non sarebbe tanto diverso da una videolezione… Eppure, volevo capire quale fosse il loro punto di vista e come stesse cambiando il loro modo di insegnare. Ho chiesto piccoli colloqui ad alcuni professori e ho scoperto persone vive che tengono estremamente alla relazione con i loro studenti e alla cura della lezione. Anche a loro “manca la classe”, mancano le facce spaesate o tante volte annoiate degli studenti che a loro modo fanno capire di aver bisogno di una pausa o che qualcosa non va, manca l’essere in rapporto con persone vere e non solo con domande sulla chat di Webex. Mi viene da pensare che come io non voglio essere trattata come un numero di matricola, loro non vogliano essere usati come interruttori pausa/play. Uno dei docenti con cui ho parlato mi diceva che la lezione, sia online che non, ha senso solo nel momento in cui studenti e docenti si sentono “co-responsabili” del suo esito ossia nel momento in cui entrambi si guardano e si rispettano per quello che sono, cercando lealmente di costruire qualcosa assieme. “Insegnare è esperienza tutto il resto è informazione”. L’insegnamento sia didattico che educativo deve necessariamente passare per un rapporto che inizialmente può essere in qualche modo casuale e “libero”, ma che è necessario diventi responsabile, ossia diventi scelta. Alla fine degli incontri mi sono resa conto di aver trovato quello che mi sta a cuore continuare ad avere nella didattica futura: qualcuno di appassionato da seguire che mi permetta di fare il mio percorso con serietà perché l’importante non sta nella “perfezione del servizio”, ma nella possibilità della ricerca del vero. 

ringraziamenti: Carlo Punta, Alberto Salioni, Alessandra Pedrocchi, Tommaso Agasisti.

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