Se la politica non è più politica, cosa è davvero politica?

Racconto di un gruppo di amici che hanno iniziato a far politica stando ognuno a casa sua

Giovanni Paraboni

Giovanni Paraboni

Tempo di lettura 3 min

Due mesi fa ascoltavo un’intervista di Giulio Sapelli nella quale sosteneva che l’unica soluzione al grave problema politico italiano è riformare la classe politica partendo dal basso, facendo cultura, portando iniziative sociali e comunitarie. Questo concetto mi aveva lasciato un grande interrogativo: chi ha voglia di farlo? Chi non preferirebbe essere catapultato direttamente in prima linea, alla ribalta del giornalismo e delle televisioni? C’è davvero chi desidera fare politica per il bene dell’altro, per il bene della comunità?

Dato che rispondere, in assoluto, non è il mio primo interesse ed è sicuramente difficile, ho provato a rivolgerle a me stesso: “mi interessa l’altro?” “mi interessa fare del bene?” se sì perché?

Con queste domande nelle prime settimane di lockdown ho iniziato a sentire alcuni amici. Lo scopo era semplicissimo, confrontarsi e paragonarsi con le notizie e le questioni politiche che confusamente si susseguivano, smentivano e contraddicevano. A noi non bastava il famoso slogan “andrà tutto bene” vuotamente sventolato sui balconi. Volevamo capire cosa stesse succedendo e come muoverci di conseguenza.

In tutte le occasioni di incontro inizialmente il dibattito verteva sull’ultima trovata del Dpcm, piuttosto che sulla dichiarazione di tizio o di caio. Ogni volta però si arrivava nella discussione ad un punto in cui questo non bastava più e quindi all’ emergere della stessa domanda: “io cosa faccio?”,” io, pur chiuso in casa, cosa faccio?”

Escludendo, quasi sempre, l’ipotesi di scendere in piazza la provocazione era concretamente rivolta a come noi potevamo impiegare il nostro tempo, fino a chiedersi se avesse davvero senso anche solo il trovarsi a discutere.

Nel corso delle settimane mi sono accorto che l’amicizia tra di noi era sia conseguenza che punto di partenza del lavoro che stavamo facendo. Conseguenza perché ci siamo ritrovati accomunati da un desiderio che la alimentava. Punto di partenza perché senza una amicizia sarebbe stato, e sarebbe tuttora, davvero impensabile sostenere la sfida della realtà senza cedere alla distrazione o alla sospensione del giudizio a favore di un quieto vivere.

Concludo citando un altro grande nome noto nel panorama politico economico.

Nel discorso per la consegna della laurea honoris causa in Economia avvenuto in Cattolica l’11 ottobre 2019, Mario Draghi esprimeva “quelle che mi paiono caratteristiche frequenti nelle decisioni che consideriamo “buone”: la conoscenza, il coraggio, l’umiltà”

Per quanto riguarda coraggio e umiltà credo che dipendano da dove uno pone le proprie certezze, mentre la conoscenza è il nostro compito attuale. Ecco cosa posso fare adesso, conoscere, cercare, studiare e confrontarmi portando le ragioni di quello in cui credo e che penso. Portando le ragioni, perché è solo a partire da queste che può nascere un dialogo. Dialogo che è cultura ed è per tutta la società, per la comunità di cui si parlava all’inizio, è fare politica.

Quindi noi, tra amici, da due mesi, stiamo facendo politica da casa.

Questo breve articolo vuole essere una provocazione per tutti voi (e noi). So di non aver risposto ai quesiti che io stesso ho posto: Perchè vale la pena impegnarsi nelle circostanze della vita? Mi interessa spendermi per la società? Come il mio quotidiano agire ha una portata per tutti? Sono domande che esigono una risposta concreta, che per me sta prendendo forma con questi amici e che nascono dal desiderio di giudicare la realtà. Ci abbiamo messo la faccia, quindi se volete fatevi sentire!

Scritto da Giovanni

Vissuto con Francesco, Michele, Michele, Giovanni, Gabriele

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