“Le ali della libertà”



Liberi in casa – Puntata 1

“Le ali della libertà”

La paura può renderti prigioniero, la speranza può renderti libero

Così recita la frase che promuove il film “Le Ali della Libertà” (titolo originale “The Shawshank Redemption”) alla sua uscita sul grande schermo nel 1994. Non sarò certo l’unico che si è chiesto più volte durante questa reclusione forzata se sia veramente così. Se ciò che ci rende realmente uomini veri e tutti di un pezzo, si è perso insieme a tutte le attività ormai proibite o meno. Si può quindi essere liberi chiusi in casa? In questo periodo alcuni spunti di riflessione mi sono venuti in soccorso e per questo ve ne voglio parlare in questo e nei prossimi articoli: un film, alcuni brani di un libro, una canzone. In particolare, ci sono due capolavori che hanno saputo reggere il confronto con questa domanda in tutta la sua profondità. Il primo è il film citato.

1.“L’intera vita spazzata via in quel preciso istante. Non ti resta più niente, soltanto una serie interminabile di giorni per pensare”.

Quando ancora era possibile vedersi, durante la prima settimana di allarme Covid-19, ho organizzato la visione di un film con quattro amici, una cosa per bene, con tanto di proiettore e Dolby surround. La proiezione inizia e dopo qualche minuto vengono presentati il luogo dove si svolgerà la maggior parte del film e uno dei personaggi: il carcere di massima sicurezza di Shawshank e Red, uno dei detenuti, protagonista e narratore della storia, interpretato dal volto familiare di Morgan Freeman. Dalle prime scene capiamo che la questione centrale per ciascun carcerato, fin dalla prima notte di reclusione, è quella di fare i conti con la durezza del carcere e l’insistenza dei propri rimorsi: l’ingiustizia della pena, le relazioni troncate, ogni margine di libertà annullato, l’intera vita confinata in una cella e un cortile dove violenza e disciplina vanno a braccetto. Chi entra per la prima volta inizia a realizzare che la chiusura del cancello alle sue spalle significa trovarsi davanti ad  un’infinità di giorni vuoti dove lentamente vivere diviene sopravvivere. Le alternative sono poche:  o ci si “istituzionalizza” mettendo da parte se stessi, o si impazzisce per una speranza che non trova ragion d’essere, ma che appare soltanto una grande idea che non si realizza mai e che trova sempre minor corrispondenza nel vivere quotidiano. In fondo per noi in questi giorni è  differente? Anche se siamo in casa con una maggior quantità di facilities che indorano la pillola, il dramma di fronte a queste due possibili posizioni si può dire risolto o minore?

2.“ E per un brevissimo istante tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi”

La genialità di questo film è evidente nella figura di Andy Dufresne, interpretato da Tim Robbins, coprotagonista del film, e nel suo rapporto profondo con Red, il nostro Morgan Freeman, nella cui figura descritta dalla pellicola tutti, bene o male, ci riconosciamo. Della vicenda di Andy, che è la spina dorsale dell’intreccio del film, dirò poco, per invitarvi a vedere questo capolavoro; mi limito a quanto basta riguardo alla domanda che ci siamo posti. La grandezza di Andy sta nella semplicità con cui è attaccato alla vita, diciamo pure innamorato della vita. È questo che piano piano emerge in una serie di episodi che coinvolgono un sempre maggior numero di detenuti attorno a lui. Con azioni di concretissima schiettezza provoca a fare memoria su cosa veramente riempie la vita e le dà gusto. Il suo atteggiamento smuove la coscienza ormai piatta ed istituzionalizzata dei compagni fino a farli sentire, in alcuni momenti, liberi, lì, tra le mura delle loro celle. Per chi l’ha vissuto è l’esperienza di incontrare un uomo più uomo. Vedere per credere. Permettetemi di citare un esempio soltanto dei tanti che sono presenti nella trama: dopo la grande insistenza di Andy (scrivendo al Senato una lettera a settimana per due anni) arriva del materiale dallo Stato per la prigione; tra i vari scatoloni Andy trova un vinile di Mozart de Le Nozze di Figaro  (l’aria “che soave zeffiretto”)  e con uno stratagemma elude il controllo delle guardie e amplifica un vecchio grammofono su tutti gli altoparlanti del carcere. Il duetto che si scioglie riempie all’istante il cuore di tutti i detenuti bloccandoli: “ancora oggi non so cosa dicessero quelle due donne che cantavano” racconta Red “e a dire la verità non lo voglio sapere. Ci sono cose che non devono essere spiegate. Mi piace pensare che l’argomento fosse una cosa così bella da non poter essere espressa con delle semplici parole. Quelle voci si libravano nell’aria a un’altezza che nessuno di noi aveva mai osato sognare. Era come se un uccello meraviglioso fosse volato via dalla grande gabbia in cui eravamo, facendola dissolvere nell’aria, e per un brevissimo istante tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi.” Anche per noi che stiamo rinchiusi nella nostra camera, guardando a ciò che manca e a ciò che non c’è più, c’è questa possibilità? È possibile fare questa esperienza che ci rimette davanti a cosa ci tiene veramente in vita? È bello scoprire in questa quarantena che anche i propri famigliari possono fare come Andy e tornare a vivere anche nella propria camera quell’esperienza così concreta che ci rende più uomini, che in fondo ha il gusto della birra fresca dopo un lavoro ben fatto sotto il sole.

Per approfondire:

Song: Wasted Hours, The Suburbs, Arcade Fire

“Wasted hours before we knew

Where to go and what to do

Wasted hours that you make new

And turn into a life that we could live”

 

“Ore buttate, prima che noi sapessimo 

dove andare e cosa fare

Ore buttate che tu hai reso nuove

e trasformato in una vita che potessimo vivere”

https://www.youtube.com/watch?v=0ly4vMdPBo0

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