Una presenza che riempie il vuoto

“L’abbraccio di un padre alle nostre paure”

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Luca Innocenti

Pietro Milanesi

Giovanni Provesi

Ester Corna

“Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti”. Chi l’avrebbe mai detto che dall’oggi al domani ci saremmo trovati tutti chiusi in casa in balìa di un virus sconosciuto e ancora senza cura? Come possiamo stare di fronte a questo imprevisto? 

Queste settimane così inusuali ci sono sembrate fin da subito un ostacolo alle nostre routine e alle nostre fitte agende. Abbiamo trascorso giorni di fatica non potendo seguire e vivere le nostre passioni, trovandoci con tanto tempo e poche opzioni disponibili. Tra i tanti tentativi di risposta a questo dramma, la posizione che, parlando tra di noi, ci è risultata più interessante è stata quella di Papa Francesco nella benedizione Urbi et Orbi del 27 marzo. 

“In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato.” Ci siamo sentiti chiamati in causa: forse stavamo andando un po’ troppo veloce, soffocando le nostre giornate nelle cose da fare, senza lasciare spazio a ciò che accadeva intorno a noi.

Allora sorge una domanda: come usare il tempo in queste giornate? A volte capita di vivere in modo casuale, ponendoci davanti allo studio e allo stare in famiglia senza particolare attenzione. È una difficoltà che si fa sentire moltissimo, perché andando a dormire e ripensando alla giornata ci sembra di aver sprecato il tempo, e ci sentiamo sempre meno contenti: spesso ci siamo chiesti se e come ci si può stupire in un periodo così strano ed insolito, dato da una circostanza totalmente imprevista. Ciò è ancora più accentuato, nella noia delle giornate passate in camera, da un pensiero che ci corrode: davvero in questi mesi vogliamo sopravvivere, trattenendo il respiro, con la testa sotto la sabbia, aspettando che il problema passi da sé?

Sono di nuovo le parole di Francesco che ci sfidano su come agire: “Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è”. 

Ci ha sorpreso la risposta del Papa alla domanda su come vivere questi giorni affinché non vadano sprecati, riportata dall’intervista rilasciata a Repubblica il 18 marzo: “Dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni: […] un piatto caldo, una carezza, un abbraccio, una telefonata… Sono gesti familiari di attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia senso”. Nessuna impresa stratosferica, nulla di sovrumano, solo piccole cose ordinarie: niente di più ci possono offrire questi giorni per imparare di nuovo a guardare noi e chi ci circonda, senza smarrirci nella nostra confusione. Intuiamo che questo può diventare il momento adatto per provare a verificare queste parole, per lasciare spazio ad altro da quel che abbiamo in testa. 

È stato evidente a uno di noi, Giovanni, che invitato da un amico, ha passato alcuni giorni a distribuire agli anziani mascherine porta a porta: “Nonostante all’inizio fosse solo un modo per uscire di casa, mi sono accorto dopo le prime ore di distribuzione che la possibilità ricevuta era molto più grande. Ho avuto l’opportunità di sentirmi come le persone comuni che, nel loro piccolo, possono considerarsi realizzate. Era un modo per girare e stare con uno dei miei più grandi amici, ma allo stesso tempo quello stare in compagnia era pieno di senso e significato!”

Con esempi come questo ci siamo accorti in prima persona di come i “piccoli” gesti  hanno mostrato la loro importanza, e anche su questo aspetto ha richiamato l’attenzione il Papa: “Le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo.” È spiazzante per noi l’affermazione del Papa perché è un’evidenza riconoscibile da tutti, la quale introduce alla sostanza della fede: nessuno si salva da solo: “<<Perché avete paura? Non avete ancora fede?>> L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo”.

Spinti da queste parole, abbiamo visto che questi giorni sono diventati un’occasione privilegiata per verificare come ha senso vivere la settimana, per coltivare certi rapporti e tagliare il superfluo. Allora veniamo davvero rilanciati nel modo in cui si possono affrontare questi giorni, fiduciosi nel fatto che, nonostante la fatica non ci sia tolta, abbiamo al nostro fianco persone su cui fare affidamento e un riferimento autorevole a cui guardare che ci aiutano a ripartire vivendo i piccoli gesti del quotidiano in maniera piena.

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