DONNA, VITA, LIBERTÀ

Qual è la storia dietro queste parole?

by L. Bertario, A. Habibiyan and L. Sarchini

Abbiamo incontrato Armin, uno studente iraniano che frequenta la magistrale al Politecnico di Milano. Gli abbiamo posto alcune domande sull’attuale situazione in Iran.

 

Puoi raccontarci la storia che c’è dietro alle attuali proteste?

44 anni fa è iniziata una rivoluzione contro Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo re della dinastia Pahlavi, che ha portato all’instaurarsi della Repubblica Islamica guidata da Ruhollah Khomeini. Oggi, però, gli iraniani si sono pentiti dei risultati della rivoluzione e non sono soddisfatti di questo regime.

Voglio sottolineare che l’Iran è uno dei paesi più importanti e strategici nel medio oriente: è il quinto paese più ricco del mondo per risorse naturali e il quarto in termini di combustibili fossili. Ci aspetteremmo che l’Iran sia un paese ricco ma non è così: la popolazione in Iran sta divenendo sempre più povera. Ci sono molti fattori che hanno portato a questa situazione: decisioni politiche sbagliate, le sanzioni occidentali, i problemi politici e culturali. Tutto questo ha contribuito ad alimentare molta rabbia tra la popolazione (soprattutto tra i giovani) che, inoltre, non vogliono più tollerare le vecchie regole tradizionali e religiose. Il governo dovrebbe assicurare libertà e diritti umani a tutte le persone in Iran, a prescindere dal loro credo o dalla loro religione, ma sfortunatamente questo non è mai accaduto.

 

Cosa sta accadendo adesso in Iran?

Quasi due mesi fa una ragazza ventiduenne di nome Mahsa Amini è stata uccisa a causa di un hijab non conforme (l’hijab è il velo femminile). A partire d’allora la gente ha cominciato a manifestare: le donne in particolare stanno avendo un ruolo cruciale in queste proteste. Inoltre i manifestanti, che coraggiosamente scendono in strada, sono per la maggior parte giovani tra i 16 e i 22 anni: molti studenti come me, che hanno trascorso la maggior parte della loro vita a studiare nelle migliori università e che ora non vedono un futuro per loro nel paese. Protestiamo perché pensiamo di meritare molto più di questo.

 

Qual è la reazione della Repubblica Islamica a queste proteste?

Una cruenta repressione ed esecuzioni: chiunque può essere arrestato, dal comune cittadino al cantante, all’attore, allo sportivo la cui unica colpa è criticare il regime. Io credo che le università siano luoghi importanti dove organizzare e iniziare le proteste, e secondo le leggi nazionali dovrebbero essere interdette alle forze dell’ordine. Purtroppo, in questo periodo, le forze di sicurezza del regime fanno brutalmente incursione negli atenei, uccidendo e arrestando molti studenti. Le prigioni si stanno riempiendo di talentuosi studenti.

Un altro metodo di repressione adottato dalla Repubblica Islamica è lo shutdown di internet, utilizzato già molte volte negli ultimi anni: hanno paura che messaggi, filmati e foto che mostrano le loro brutalità contro manifestanti innocenti possano raggiungere il resto del mondo e causare una reazione internazionale contro di loro. 

Comunque, grazie ai social e agli iraniani residenti all’estero, la nostra voce è ascoltata in tutto il mondo: molte celebrità e molti leader, ad esempio, supportano queste proteste. Sembra, dunque, che la Repubblica Islamica sia in un vicolo cieco e che, come un animale in trappola, sia disposta a qualsiasi cosa per resistere: anche ad uccidere e nascondere la verità.

La gente, però, non è più disposta a sopportarlo.

 

Cosa pensano gli iraniani del futuro? E cosa pensi tu?

I manifestanti sono pieni di speranza riguardo alla possibilità di cacciare il regime dal paese: vogliono che la loro voce sia ascoltata e che la gente veda questa crisi umanitaria. Chiedono al mondo di non riconoscere più la legittimità della Repubblica Islamica e di smettere di trattare con lei.

L’Iran è altro rispetto alla Repubblica Islamica e queste non sono più solo proteste: è una nuova rivoluzione. Ciò che vogliamo è semplicemente ciò che merita qualsiasi persona in qualsiasi parte del mondo: diritti umani, democrazia e libertà. Non ci si può fermare per meno di questo.




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