Mi scomodo in un modo comodo

"L’arte è fatta per disturbare, la scienza per rassicurare" (G. Braque)

Luigi Umana e Cecilia Marson

Luigi Umana e Cecilia Marson

Tempo di lettura 5 min

In quest’ultimo periodo abbiamo visto come alcuni esponenti del mondo artistico si siano mossi per protestare contro le misure del governo, o per richiamare all’arte il pubblico dopo un periodo di chiusura totale.

Essendo da sempre amanti dell’arte in tutte le sue sfaccettature e desiderosi di lavorare in tale ambito, non potevamo che muoverci anche noi, provocati da questi eventi. Sono sorte molte domande – sul ruolo e il senso che l’artista ha in questo particolare momento storico – e, alla ricerca di risposte, abbiamo deciso di confrontarci con alcuni amici che per professione (o passione) vivono in questo mondo. Ci siamo rivolti a scrittori, scenografi, attori di piccoli teatri, ai ragazzi del “teatro delle biglie”, a compagni di corso e parenti in modo da poter maturare un giudizio a partire da diversi pareri. 

Ci ha sorpreso che, nonostante la varietà di professioni e passioni, per tutti loro l’arte non si limiti al bello estetico, ma smuova tutto l’essere a partire da una bellezza o da una novità; faccia vibrare l’umano e lo riporti a una verità su sé stesso, permettendo all’artista di raccontare l’inespresso.

“Non serve che sia bello
Basta che sia vero”
PTN 

L’arte può essere intesa sotto molteplici aspetti, un artista impara a guardare la realtà sotto ogni sfumatura, riuscendo quindi a trattare anche i temi più delicati, talvolta in maniera così profonda e totalizzante da soffrirne. 

Esprimere originalità e sensibilità nelle forme più variegate è possibile per chiunque: dal grande scrittore al ragazzino nella propria stanza con una telecamera e una connessione internet; la novità la introduce il singolo con la sua unicità. 

“Non tutti possono diventare dei grandi artisti
ma un grande artista può celarsi in chiunque.”
Ratatouille

Il giudizio da parte degli artisti sulla positività dell’arte per l’uomo è evidente, eppure ci sembra che ora risulti difficile avere questo sguardo nei confronti dell’arte. Come mai?
Bisogna fare una premessa: dai confronti è risultato evidente come l’arte abbia una componente economica riluttante, ma necessaria; l’artista è in parte costretto a seguire leggi di mercato mettendo a rischio la sacralità dell’opera. Lo spettatore risulta “far da padrone” ed è il pubblico a determinare la richiesta. In questo periodo l’arte che più comunemente trova consenso è di tipo “delivery”, segue la comodità di chi ne usufruisce, ne può essere un esempio il successo delle piattaforme streaming, sintomo di cause differenti.
In primis la situazione della pandemia che costringe l’artista a reinventarsi più che mai con gli strumenti che ha e il fruitore a soddisfare il proprio bisogno di arte attraverso la tecnologia. Se da una parte la situazione del Covid ha portato un evidente disagio, dall’altro è emerso, dalle testimonianze dei nostri amici, che è proprio in queste sgradevoli circostanze che tutti loro si sono riscoperti, cercando nuove forme e metodi per continuare a praticare la loro passione. Fare teatro senza potersi toccare diventa una vera sfida per gli attori, il podcast un nuovo metodo di comunicazione anche per uno scrittore, il tempo a disposizione ha permesso molti di ampliare la propria cultura e i loro interessi.

“Prendi tutto quello che vedi e mettilo a frutto.”
Carver

La vera arte richiede il nostro tempo: bisogna fermarsi ad osservare e ad ascoltare, nonostante ciò sia una stonatura netta nel concerto frenetico delle nostre vite, ci siamo abituati, anche grazie alla tecnologia a chiedere e ottenere tutto e subito, anche da remoto. Ma “remoto” deriva da “rimuovere” ed è inevitabile che qualcosa vada perduto. Guardando un quadro o una statua dal vivo, fa differenza il poter vedere le pennellate dell’artista, la cura con cui è stata levigata la pietra, ci permette di entrare in un rapporto unico con lui e l’opera. Sono i dettagli minimi ma essenziali che una foto non può portare. Questo vale anche per la musica, raramente la si ascolta per puro interesse artistico e non come mero passatempo. Ma dietro ad un brano e un album se ascoltati attentamente si possono apprezzare, ancora una volta, dettagli minimi ma fondamentali, come pennellate. Negli eventi live il tutto prende una piega persino più coinvolgente, il rapporto con l’artista passa anche attraverso i suoi piccoli errori, una nota sbagliata o diversa, un sottile fuori tempo, una voce incrinata dall’emozione; lo stesso accade con l’attore di teatro, la cui umanità sul palco è tangibile, in quegli istanti c’è una chiamata ad una totale partecipazione, sia da parte del pubblico che dell’artista, in cui si gioca tutto il loro essere. 

Si potrebbero fare molti altri esempi, uno tra questi, l’atteggiamento di Christopher Nolan.  Nonostante la pandemia, in vista dell’uscita del suo ultimo film, Tenet, il regista ha deciso di prendere la (discutibile) posizione di non farlo uscire su piattaforme streaming (come a dare il contentino allo spettatore), ma di mantenere l’esclusiva della visione al cinema, affinché il pubblico non perdesse la totalità di quello che era stato pensato.
Non intendiamo dire che la tecnologia e le nuove forme di comunicazione siano un male, in quanto ingegneri sarebbe da ipocriti; ma che siano un sincero aiuto all’uomo, non una sostituzione di esso, questo ci auguriamo, in giorni in cui tale differenza diventa sempre più sottile.

“E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace
un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile.”
Rilke

La parola centrale in questi dialoghi e confronti è stata “umanità”. Non si può parlare di arte senza parlare dell’uomo.

L’arte ha una potenza che va al di là dei limiti umani. Per quanto un’opera possa venire snaturata e commercializzata – per esempio producendo calzini con stampe di quadri famosi – può comunque essere un’occasione per approfondire all’origine ciò che l’opera voleva trasmettere.

L’artista sceglie di mettersi in gioco, con il coraggio che ci vuole per andare a fondo di se stessi, decidendo di rilanciarsi davanti alle sfide che la vita pone, combattendo la tentazione all’appiattimento dell’io. Noi, a nostra volta, possiamo decidere di farci provocare da quello che l’opera genera in noi e fare dell’arte un rifugio, non per fuggire dalla realtà, ma come intimo luogo (personale) in cui riscoprire noi stessi.

E’ necessario quindi fare un passo successivo, perché l’arte diventi tale e tocchi le corde profonde dell’uomo, c’è bisogno della nostra disponibilità, della nostra libertà.

“La più bella esperienza che possiamo avere è il mistero – l’emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza.”
Einstein

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