Lettera al rettore

Ringraziamenti

Michele Capitanio e Chiara Petroni

Michele Capitanio e Chiara Petroni

Tempo di lettura 3 min

Questa lettera parte da un semplicissimo ragionamento, nato dal guardarci intorno in questi mesi.

Caro Rettore,

Le scriviamo in merito ai mesi di Settembre e Ottobre, due mesi in cui il Politecnico ha mantenuto aperto l’Ateneo per gli studenti e ha permesso una didattica mista online e presenza. Nel panorama delle altre Università milanesi è stata davvero una realtà da guardare con grande stupore. La “macchina” Politecnico è grande e complessa, ciò nonostante questa si è mossa con largo anticipo per permettere ai suoi studenti di tornare in aula, di garantire le distanze ed essere in sicurezza.

Questo ci ha fatto sorgere una domanda: perché? Perché investire tempo, energie e risorse offrendo la possibilità di una didattica mista?

E così ci siamo chiesti: che valore ha avuto e ha oggi per noi andare tutti i giorni al Politecnico?

Chiara: “In questi anni il poter andare in Università mi ha dato tanto, non solo didatticamente. Io vado al Politecnico tutti i giorni anche perché lì ci sono i miei amici e i miei compagni con cui lavoro o studio. Si pranza insieme, si chiacchiera, si condivide e si lavora insieme. Ormai sono prossima alla laurea magistrale e, col trascorrere degli anni e la frequentazione di diversi corsi, ho avuto modo di conoscere persone nuove, anche molto diverse da me, persone con le quali ho imparato a collaborare. C’è una vita all’interno dell’Università che non si ferma all’aula o al corridoio: continua con lo studio, i progetti, l’aiutarsi e poi arriva anche fino al di fuori dell’Università.

Io ho bisogno di incontrare amici e gente che studia le mie stesse cose, perché farlo insieme è più bello. Lo studio diventa piacevole e più comprensibile invece il pranzo o una pausa sono momenti magari per accorgersi che c’è tanto altro.

Durante il primo lockdown ho pensato al perché, per me, avesse così tanto valore venire in Università e ho capito che non sono fatta per star sola, ho bisogno degli altri: di parlare, relazionarmi, confrontarmi ed è qualcosa che è davvero importante e quando non c’è, manca.”

Michele: “Da quattro anni frequento il Politecnico di Milano e da settembre ho sempre sfruttato la possibilità che Lei ci ha dato di venire in Università. Per me poter venire in Università è un regalo in questo periodo, nonostante gli studenti siano sempre meno numerosi. Andando in Università in queste settimane ho potuto approfondire il rapporto con i miei amici e le poche persone che incontro giornalmente in Bovisa. Sono diventato molto amico dello chef della mensa Andrea, con cui ora stiamo pianificando di andare a pesca, con le bariste Daniela e Melissa, con il ragazzo che gira facendo rispettare le regole giustamente, con Omar, il bidello che pulisce il B12, con Adi che è un ragazzo indiano che studiava sempre solo e da quando era arrivato in Italia aveva avuto poche opportunità di conoscere altri studenti. Parlando con loro scopro problemi diversi, vite complicate, ma affascinanti, giornate piene di difficoltà che -forse un po’ per il mio spirito da ingegnere- vorrei risolvere. Poi mi guardo intorno e non vedo nessuno, penso ai miei compagni di corso in camera, mi proietto in un futuro, ormai non troppo lontano, e mi domando: “ma se uno dovesse fare cinque anni di Università dalla sua cameretta, quali problemi vedrebbe intorno a sé? Quali vite incasinate ma attraenti intercetterebbe? Ci definiamo “problem solver” ma come farà uno a risolvere problemi se non si è mai imbattuto con questi? La ringrazio di cuore perché l’Università sta vivendo un grandissimo cambiamento, forse inevitabile, ma sono grato che lei abbia a cuore il fatto che “fare Università” significhi “vivere l’Università”.

Chiara e Michele: “Un ultimo punto che volevamo toccare riguarda alcune cose che ci hanno incuriosito,. il Politecnico recentemente ha avviato una serie di progetti di ristrutturazione e rinnovamento. Per quando riguarda la Bovisa, che entrambi frequentiamo, ha ridipinto l’esterno dell’edificio B12, ha reso più bello l’ingresso, sta costruendo una collinetta artificiale, partiranno nuovi lavori per la ristrutturazione di un terreno vicino per farne poi campi sportivi e attrazioni. Questo mostra che si prevede per il futuro anche molto altro, oltre alla didattica che sicuramente è l’aspetto centrale. Questo è bello e positivo e ci rincuora vedere che la sua visione delle cose porta ad un modello di Università viva, che va vissuta interamente da noi studenti.”

Le abbiamo scritto per ringraziarLa della possibilità di questi mesi e per raccontarLe come noi li abbiamo vissuti e come continuiamo a viverli. Noi desideriamo esserci.

Grazie,

Chiara e Michele

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