Face the challenge

Francesco Martin

Francesco Martin

Rappresentante degli studenti in Comitato Sportivo Universitario e CCS in Design della comunicazione

Generalmente con l’arrivo dell’estate e della bella stagione, anche il nostro morale riscopre una certa allegria. Soprattutto per chi ama lo sport, l’estate spesso è quel momento che coincide con le grandi manifestazioni sportive, le finali dei campionati più importanti e l’avvento delle vacanze: sicuramente il periodo migliore per far festa. Ma da quando la quarantena e la distanza sociale hanno cancellato anche le Olimpiadi estive e gli europei di calcio, per gli appassionati di sport è diventato ancora più difficile provare a rispondere all’incertezza dei giorni che stiamo vivendo. Con le competizioni bloccate, e le palestre chiuse, anche per gli sportivi l’estate sembra già tradire le aspettative quest anno.
Ma lo sport non si pratica solamente. Si parla di sport, si guarda lo sport, si vive lo sport. É un’attività che ci coinvolge a 360° nelle relazioni con gli altri. Lo sport soddisfa un desiderio universale reso ancora più acuto in tempi di corona virus: il nostro bisogno di essere felici.

Quanti, dei “non sportivi” tra noi studenti, si sono mai chiesti che cosa ci sia di così tanto attraente nello sforzo fisico, nel fare fatica praticando un’attività sportiva? Quanti di noi non concepiscono la voglia di allenarsi in questo periodo, soprattutto con gli esami in arrivo… Ma il punto è che nessuno ci impone di allenarci ogni tanto, come nessuno ci impone di studiare e di continuare a seguire davvero le lezioni online a camera spenta. Eppure molti di noi ne sentono ugualmente il bisogno. Ma perché? É forse solo per un obbligo morale, o c’è qualcosa di più?

É scientificamente provato che il rilascio di endorfine nei nostri muscoli, subito dopo aver praticato dell’attività fisica, generi una sensazione di forte benessere in noi stessi. Spesso cominciare la giornata con un breve risveglio muscolare è consigliato proprio per questo, perché ci aiuta a essere energici per tutto il resto del giorno. Ci rende più contenti e di buon umore. Praticare esercizio fisico quindi aiuta davvero a stare bene con noi stessi ma…questo più precisamente che cosa vuol dire?

Benessere: “é lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”. Il dizionario Treccani mi fa sempre un po’ sussultare. Non è forse questo quello per cui ognuno di noi sta scommettendo se stesso in università? Non è forse questo quello che noi tutti desideriamo una volta raggiunta la laurea? Una volta entrati nel mondo del lavoro? Essere in grado di raggiungere e di esprimere il nostro potenziale personale nella società in cui viviamo. Studiare in università per me nel 2020 significa proprio questo: pormi degli obiettivi, coltivare il mio potenziale nascosto, scommettere su me stesso e non solo, sentirmi vivo…Ma la cosa più bella a mio avviso è il fatto di accorgermi di vivere tutto questo in un ambiente che nonostante le dinamiche e le vicissitudini della vita mi da l’opportunità continuamente di provarci: cioè di vivere così.  Dentro e fuori le aule universitarie, all’interno dei campus sempre più attrezzati, la nostra università si sta muovendo continuamente per darci la possibilità di avere uno sguardo diverso sulle cose. A partire da noi stessi. Dal centro sportivo Giuriati in Leonardo, al nuovo progetto nel parco dei Gasometri in Bovisa, gli interventi alle infrastrutture scolastiche e le iniziative sportive che il Politecnico sta continuamente portando avanti sono un regalo concreto per noi studenti, che va ben oltre questo periodo. L’obiettivo è costruire le nostre menti e coltivare il nostro corpo. A completamento dell’istruzione universitaria, quindi, c’è l’invito all’attività sportiva che deve rendere il nostro corpo tonico e resistente tanto da sopportare senza stress sostanziali una quotidianità sempre più frenetica e competitiva come quella attuale, per renderci capaci di dare il meglio in ogni situazione lavorativa, familiare o sociale che sia. Il Poli con questi progetti ci sta educando a scegliere di dedicare del tempo a noi stessi. Per la nostra istruzione di oggi in primis e per le nostre future esperienze professionali poi. É bello da studente accorgersi di vivere in un luogo dove questa è la priorità! Nei nostri casini non dimentichiamoci che studiamo proprio perché abbiamo scelto di dedicare il tempo di questi anni a noi stessi. Altrimenti diventa sempre troppo facile lamentarsi.
Ma il messaggio che la nostra università ci vuole lanciare è quindi che anche lo sport serve per la crescita personale di ognuno di noi.  Non è solo un gioco. Piantiamola di dire che è solo un gioco. Per l’uomo di ogni tempo ed età lo sport è sempre stato molto più che una semplice attività fisica, molto più di uno svago, ma soprattutto molto più di un divertimento vuoto e privo di significato.
Lo sport si è diffuso in ogni angolo del mondo, superando diversità di culture e di nazioni. Cosa, dunque, può dire a noi studenti del Politecnico ancora oggi?
Cosa lo rende un collante educativo in grado di far maturare il “benessere” delle nostre menti e del nostro fisico? Ma soprattutto, cosa c’entra davvero tutto questo con la nostra felicità?

Alla fine il percorso scolastico non è poi tanto diverso da quello di un’atleta, pensiamoci. Impegno, lacrime, sudore e fatica…tutto solo per essere felici. Per provare a esserlo almeno.
Il parallelismo “Studente-Atleta” non mi sembra poi così assurdo se pensiamo anche a che genere di figure professionali vogliono formare le facoltà in cui abbiamo scelto di studiare. Abbiamo visto e toccato con mano tutti, in questi due mesi, che il Politecnico è composto da soggetti che non si lamentano della situazione, ma che cercano piuttosto delle soluzioni. Noi studenti studiamo per questo, studiamo per crearle! E se ci pensate bene la storia dello sport ci insegna che è proprio nei momenti di difficoltà, come quelli in cui viviamo, che si deve tirare fuori di più da sé stessi. Magari in un modo diverso da come abbiamo sempre fatto, magari rallentando i ritmi, ma sicuramente cercando di essere ugualmente efficaci. Chi è abituato a studiare duramente come chi è sportivo, in questo momento di crisi rappresenta quella parte della società che è in grado di rallentare, di abbassare il numero dei giri, senza mai smettere di fare. Quella parte di società che non perde la lucidità necessaria per investire su sé stessa e che vive questa occasione per essere di supporto a tutti quelli che hanno la fortuna di condividere spazi e tempo insieme, università e lavoro, esami e sfide.
Lo sport anche ai tempi del virus continua a stimolare le nostre teste a fare di meglio, a essere per tutti. Come anche la nostra istruzione continua a farlo a distanza. Come marcia in più per noi stessi. Come occasione per sé. Soprattutto attraverso le nuove sfide che affrontiamo ogni giorno.

Ecco che cosa c’è per me di bello oggi dove siamo: un’occasione di essere felici.

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