Un primo sguardo (che guarda lontano) alla didattica di questo semestre

Spunti di riflessione a partire dal questionario sulla didattica a distanza di Lista Aperta

PH. jeshoots by Unsplash 

Matteo Oggioni e Lucia Schgor

Matteo Oggioni e Lucia Schgor

Tempo di lettura 5 min

9 Marzo, data che in cui le misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 vengono estese a tutto il territorio nazionale, sconvolgendo la vita degli italiani sotto ogni aspetto.
In questa onda di cambiamenti sono subito coinvolte anche tutte le università, che improvvisamente si trovano a chiedersi come poter continuare le proprie attività dentro l’emergenza. Priorità: portare a termine il semestre con lezioni, lauree e immatricolazioni.
L’università ha riscoperto il ruolo centrale della didattica: questo si dimostra vero anche solo a partire dalla semplice considerazione che tutta la vita dell’università ruota attorno al tema della didattica: lo stesso luogo fisico nasce e si struttura in base all’esigenza dell’insegnamento.
Troppe volte invece l’università viene ridotta a un “erogatore di servizi”, dimenticando che il suo fondamento è la dimensione del confronto e del dialogo per conoscere insieme, studenti e docenti. Questo è ciò che rende veramente interessante tutta la vita universitaria.

Anche al Politecnico in questi mesi abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione: nel giro di due settimane tutta la didattica ha preso una nuova forma, quella a distanza; una forma forse più fragile perché si affida in misura maggiore all’impegno e alla responsabilità personale di ciascuno, docenti e studenti, ma che con sorpresa è stata accolta.
Nelle settimane successive, nel confronto coi nostri amici di Lista Aperta, con i rappresentanti e con alcuni professori è emersa una domanda: cosa stiamo imparando da questa situazione? Come farne tesoro? 
Questo non a partire dal desiderio di rivoluzionare il Politecnico, che potrebbe ricominciare a far didattica come ha sempre fatto quando ne avesse le possibilità, ma per l’interesse a capire e a non lasciarsi sfuggire un’occasione. Intendiamoci, questo atteggiamento può comunque portare a cambiamenti.

Per fare questo passo abbiamo raggiunto con un questionario gli studenti del Politecnico. Cercando di coprire nel modo più diffuso possibile i corsi, dal primo all’ultimo anno, abbiamo raccolto più di 2500 risposte e esperienze. su questa nuova forma di didattica a distanza.

Questionario

Conclusioni

Dopo aver guardato i risultati e le esperienze emerse dal questionario, ci teniamo a condividere con voi due aspetti concreti per iniziare a rispondere alle domande sopra riportate.

1. A distanza: va bene? Perché?

Dalle risposte aperte del questionario emerge il fatto che la didattica a distanza sia apprezzata soprattutto perché viene incontro ad alcune problematiche che si riscontrano in presenza, come il fatto di non trovare sempre posto in aula, di non sentire e vedere bene etc.. diciamocelo! Non c’è paragone con l’essere in ultima fila e non vedere la lavagna o peggio: avere tutto il giorno lezione in Natta.
Notare questo ci ha allargato l’orizzonte: il giudizio sulla didattica a distanza non può limitarsi al valutare i nuovi strumenti che abbiamo sperimentato questo semestre, ma deve guardarla nel suo insieme. Questo implica almeno due cose: da un lato riconoscere le criticità che attualmente ci sono al Politecnico con il desiderio di risolverle; dall’altro guardare anche ai limiti che la nuova modalità comporta e andarci a fondo.
Parlando con un professore, ci diceva: “Il limite è che manca una compagnia educativa che è presente tramite l’interazione fisica in aula”. E ancora, un altro: “Quando sviluppo il ragionamento è sempre diverso: la stessa lezione ogni anno è diversa. Ma il livello di concentrazione e partecipazione che ho in aula non accade davanti allo schermo”.
Anche gli argomenti che si fanno a lezione si riscoprono ogni momento. Ogni anno il corso è diverso, questa diversità nasce dal rapporto tra docenti e studenti.
Per concludere, crediamo fortemente che l’università non possa essere pienamente tale e che gli studenti non possano viverla senza il luogo fisico e i rapporti che fanno nascere, a partire dalla didattica, confronti, dialoghi e esperienze comuni.

2. Innovazione come strumento per la didattica

L’esperienza di questo semestre può fornirci degli spunti positivi su alcuni strumenti. Questo ci sembra un lavoro in continuità con la didattica innovativa. Due anni fa in un’intervista per Polipo con a tema la didattica innovativa Lamberto Duò, delegato del rettore per la didattica, ci diceva: “In questo senso non c’è bisogno di ripensare la didattica: un bisogno si mette in atto quando c’è una crisi. Non è una risposta a una crisi ma a qualche cosa che potrebbe diventare domani una crisi se non facciamo niente oggi.”

L’innovazione tecnologica, proprio come la didattica innovativa, è quindi uno strumento per migliorare la qualità e l’esperienza generale di didattica. Guardando all’inglese nella lauree magistrali vediamo per esempio che permette tra le altre cose di avere un approccio migliore al mondo del lavoro che ormai è globalizzato.

Questi mesi ci suggeriscono altri modi in cui l’innovazione tecnologica potrebbe essere messa al servizio della didattica, per esempio su questi aspetti:

  • Liberare tempo e spazio in aula

Sempre più spesso di fronte a nuove idee la risposta è secca: mancano spazi, aule e laboratori. Ecco che l’innovazione può aiutare in questo senso.  Basti pensare alle registrazioni che abbiamo utilizzato questo semestre e al potenziale che hanno nel consentire di svolgere alcune attività completamente a distanza, per integrare nuove forme di didattica in presenza. Un esempio semplicissimo sono i tutorati: spesso vengono svolti in orari serali il che li rende poco accessibili; a distanza e con la registrazione possono diventare uno strumento veramente utile.

Non è così lontano immaginare aule e spazi con strumenti innovativi, come smartboard o telecamere con tracking del docente per registrare la lezione, capaci di cambiare layout in base alle esigenze. Ecco che si può passare in pochi minuti da un’aula frontale classica a un laboratorio di disegno innovativo.

  • Personalizzazione dei corsi

Avere un percorso più personalizzabile vuol dire poter seguire meglio le proprie attitudini e avere maggiore libertà negli insegnamenti che si vogliono seguire. Spesso gli studenti si trovano davanti a sovrapposizioni di orario che disincentivano questa libertà. Ecco che liberare tempo e spazio può dare più possibilità di organizzare gli orari in modo più intelligente. 

  • Rapporto con il mondo del lavoro

Sempre di più oggi nel mondo del lavoro vanno diffondendosi strumenti e modalità di lavorare innovative: avere la possibilità già in università di utilizzare e sfruttare nei laboratori o nei progetti di gruppo alcuni di questi permette di fare un’esperienza che ci avvicina a ciò con cui dovremo rapportarci una volta finiti gli studi.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami